sabato 16 novembre 2013

DEAD LETTER DAY: Traduzione dell'articolo di Kerrang!


Ottobre non è solo Halloween. All’inizio di questo mese, gli AFI hanno rilasciato il loro magnifico nono album, Burials. E’ oscuro. Molto oscuro. Avevamo moltissime domande da fare a Davey Havok, ma abbiamo scoperto che i suoi fans famosi gliele hanno volute chiedere per noi…
Quando Davey Havok entra in una stanza, diventa immediatamente il ragazzo più figo nei dintorni – occhiali da sole, barba corta, lineamenti affilati e vestiti su misura. Ma quando parla, improvvisamente, non è più la rockstar che sembrava secondi prima, è il musicista più disarmante e con i piedi per terra nella musica rock.  Dopo una carriera di 22 anni ha fatto quasi tutto – una serie di album acclamati dalla critica con gli AFI, un side project (Blaqk Audio), l’attore, il modello, ha scritto un libro (Pop Kids), e ha avuto una parte nel cast di American Idiot dei Green Day. Oh, e ha anche influenzato una moltitudine di altri musicisti.
Adesso Davey è tornato con Burials, l’album più oscuro degli AFI fino ad oggi, abbondante di  dolorante angoscia e tradimento. Intransigente, come per qualunque cosa su cui abbia messo il suo nome, dice che l’ha lasciato “fragile ed esposto”, che lascia più domande che risposte – dovrai ascoltare l’album per vedere se puoi scoprirne qualcuna da solo. Ma è venuto fuori che non siamo gli unici che hanno voglia di chiedere a Davey domande sulla sua vita. Volevano aggiungersi anche amici e fans famosi. Quindi non tratteniamoci oltre – è il momento di scoprire…

Ville Valo (HIM) : Hey Davey, come stai? Non ci vediamo da tanto tempo!
Davey: Oh, è molto gentile da parte tua, grazie, Ville. E’ bello avere tue notizie. Spero che tu stia bene. Io sono insonne ma abbastanza lucido oggi. Ho fatto un paio di cose dall’ultima volta che ci siamo visti, la più notevole delle quali sarebbe il nuovo album degli AFI, Burials.
Kier Kemp (Fearless Vampire Killers): Burials sembra molto oscuro. E’ stato ispirato a problemi personali?
Davey: Nel momento in cui scrivevo, ero in uno stato molto caotico. Da questo è derivata una fragilità con la quale non mi sento del tutto a mio agio, ma non volevo ricominciare e nascondere o mascherare quello che avevo scritto. Era puro e onesto, e non volevo scolorirlo solo per sentirmi più sicuro o più sollevato. Non sono ancora a mio agio con questo esattamente come in quel momento, ma non tornerei indietro e non cambierei niente. C’erano molte cose che stavano succedendo nella mia vita che stavano influenzando il mio giudizio di me stesso; come mi stavo sentendo. Ci sono temi di tradimento che si ripetono in questo album, e silenzio, panico e ansia. E’ molto desolante.
Beau Bokan (Blessthefall):  La nuova canzone ‘I hope you suffer’ è orientata verso qualcuno? (P.S. perché non hai cantato nel nostro album?)
Davey: Parla proprio di te, Beau, ed ecco perché non ho cantato nel vostro album! Sei venuto in California, stavo cercando disperatamente di darti appuntamento, e tutto d’un tratto sei sposato. Mi hai detto che non ti saresti mai sposato, e la prima cosa che ho saputo dopo è che qualche ragazza Canadese ti ha messo un anello al dito. Quindi questa canzone parla di te! Ma ti amo ancora – chiamami!
Ricky Olson (Motionless in White): Ci sono delle vecchie canzoni degli AFI che non ti piacciono tanto?
Davey: Ce ne sono molte, ma rappresentano chi eravamo ai tempi. Canzoni che ho scritto quando avevo 15 anni erano immature, perché ero immaturo! Ma c’è stato un momento nello scrivere canzoni nel quale sono diventato più sicuro di me, più onesto e sono diventato quello che ero. Non sono triste di questo. Sono orgoglioso di quelle canzoni che sono imbarazzanti. Sarebbe una dicotomia, ma sono davvero orgoglioso. Voglio suonare ancora una di quelle canzoni? No, mai più.
Aled Phillips (Kids in Glass Houses): Eri conscio che stavi creando qualcosa di seminale quando stavi lavorando a Sing The Sorrow?
Davey: No. Ma era speciale in un senso personale. Era la prima volta che eravamo artisticamente soddisfatti di un disco. Non sapevamo che sarebbe stato il nostro album più venduto. Sapevamo che con lo staff che aveva lavorato con noi aveva la possibilità di esserlo, ma non avevamo idea che sarebbe stato il nostro disco di maggior successo. Quindi sì e no.
Stix Zadinia (Steel Panther): Dicci la verità: ‘Miss Murder’ è stata scritta per Lexxi Foxx?
Davey: E’ vero. Ho avuto una relazione meschina con Lexxi Foxx nel 2005. Lui lo negherà – o più probabilmente non si ricorderà – ma Lexxi, ti amo ancora, chiamami!
Stitch D (The Defiled): Quando hai deciso di diventare Straight Edge?
Davey: Ho iniziato a sostenere il movimento quando avevo 15 anni, quando ne sono arrivato a conoscenza. Ma, prima di questo, vivevo già uno stile di vita in opposizione all’uso di droga. Vivevo la cultura della musica underground, punk rock e hardcore. Non avevo mai veramente capito come mai questo gruppo di persone, che erano altrimenti così lungimiranti e separatisti, si comportavano come se si stessero allontanando da tutto quello che erano. Non riuscivo a capire il fuggire dalla cultura mainstream mentre facevi parte della forma di divertimento più mainstream, cioè l’abuso di sostanze che sfocia nella distruzione di relazioni e nella degenerazione del tuo corpo e della tua mente.
Zacky Vengeance (Avenged Sevenfold): C’è qualche cantante che ti senti in colpa di ascoltare?
Davey: Non mi vergogno di niente di quello che mi piace, quindi non so per cosa mi dovrei sentire in colpa! Se dovessi scegliere qualcosa che le altre persone potrebbero pensare che sia vergognoso, sarebbe Pitbull. Tutti odiano Pitbull. Io ascolto maggiormente musica pop e i musical in teatro.
Mark Hoppus (Blink-182): Mi consigli qualcosa da ascoltare?
Davey: Ascolto ancora musica dance e elettronica. Ascolta As The Rush Comes dei Motorcycle, Heartbreak di M’black, il nuovo album dei Covenant (Leaving Babylon), Tidal Wave dei Sub Focus, e Siren di DJ Kat Krazy. Sono tutti fenomenali. Ti piaceranno un sacco.
Matt Tuck (Bullet For My Valentine): Cosa ne pensi del centro di Norwich trasformato in un’isola pedonale?
Davey: Non ho idea di cosa significhi. Ha qualcosa a che fare con la famiglia Partridge? Scusa, mi sono perso.
Andy Biersack (Black Veil Brides): Come fai a bilanciare il tuo successo e la soddisfazione creativa senza alienare il tuo pubblico?
Davey: Onestamente non ci siamo mai preoccupati dell’alienare i fans. Creiamo musica di cui siamo felici, e abbiamo avuto il lusso di avere un pubblico che reagisce positivamente. Durante i nostri 22 anni di carriera, abbiamo rilasciato una serie di album, tutti molto diversi l’uno dall’altro. Siamo fortunati che dal nostro essere veri con noi stessi sia derivata una fanbase che attende con impazienza la nostra progressione e se l’aspetta.
Gus Wood (Young Guns): Dopo anni che sei nella stessa band, è più difficile rimanere creativi?
Davey: Ci vuole di più adesso per essere soddisfatti da quello che inventiamo piuttosto che 10 anni fa. I nostri standard cambiano, come artisti e persone. Con 22 anni e così tante cose che abbiamo passato, è difficile creare qualcosa di nuovo di cui siamo eccitati e soddisfatti. Perché non ci vogliamo ripetere.
DUE METRI SOTTOTERRA E LA RISALITA
Vuoi sapere qualcosa sulle tre tracce più importanti di Burials? La parola a Davey!
Heart Stops
“Ho lavorato molto per catturare il tono freddo e morto delle parole, sia nella scrittura che nella registrazione. E’ una canzone che spicca in quanto non assomiglia a niente che abbiamo mai fatto in passato.”
A Deep Slow Panic
“Parlando di testo, cattura veramente quello che mi stava succedendo quando stavo creando questo album. Per un po’ ho pensato che sarebbe stato il titolo del disco. Burials è un titolo migliore, però, perché parla delle parti più belle dell’album.”
Anxious

“La traccia finale è una delle mie preferite. Penso che rappresenti un lato degli AFI che non sia mai stato rappresentato così bene. Lo stato d’animo della canzone è quello di un tormentante presentimento, e nonostante abbia un ritornello molto forte, non abbandona quella sensazione generale.” 

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